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caravaggio napoli – Un incontro unico nella storia dell’arte 12 Aprile – 14 Luglio 2019

L’incontro con la città di Napoli, le relazioni che intrecciò con il panorama artistico locale, segnarono definitivamente il percorso di Caravaggio. L’intensa resa della passione e dell’istinto nei dipinti napoletani identifica oggi, più che in altri momenti, l’immagine e la personalità dell’artista lombardo. 

Il legame di Caravaggio con il territorio ebbe un impatto incisivo sulla Scuola napoletana e nella costituzione della poetica del naturalismo partenopeo.

Sia gli artisti più giovani, come Battistello Caracciolo, che quelli già attivi a Napoli, come Fabrizio Santafede, non poterono restare immuni al realismo caravaggesco e tentarono di adeguarsi alla novità, creando opere inconfondibilmente suggestionate dal Caravaggio. Un influsso che toccò anche i colleghi della successiva generazione, quali Jusepe de Ribera o Massimo Stanzione. 

Il primo, potente dialogo in mostra è tra La Flagellazione, conservata a Capodimonte, che l’artista realizzò per la chiesa partenopea di San Domenico, e l’eccezionale prestito della Flagellazione del Musée des Beaux-Arts di Rouen, assente da Napoli da 35 anni e in arrivo dopo un restauro che ha recuperato a nuova vita il capolavoro. Il raffronto si arricchisce dell’esposizione di una copia del dipinto di Rouen (che Mahon attribuiva in un primo momento al maestro con l’avvallo di Longhi), insieme ad alcuni quadri strettamente ispirati ad esse, quali la Flagellazione, restaurato per l’occasione, attribuito Fabrizio Santafede di Palazzo Abatellis, che riprende quella francese tutta d’un fiato: un vecchio maestro tardomanierista, che cambia, sedotto dalle novità del maestro lombardo; il Cristo alla colonna di Battistello Caracciolo (Museo di Capodimonte) e quello di Jusepe de Ribera (Complesso Monumentale dei Girolamini), entrambi derivanti dal quadro del Merisi.

A testimonianza della traccia profonda lasciata da Caravaggio nella pittura napoletana sono esposte inoltre a confrontocon la Salomé di Caravaggio custodita a Londra (National Gallery) e quella di Madrid (Palacio Real), alcune grandi interpretazioni di Battistello Caracciolo (Museo de Bellas Artes, Siviglia) e di Massimo Stanzione (collezione privata) per la prima volta a Napoli.

Relativamente all’influsso di Caravaggio sull’arte europea, il percorso presenta poi opere mai esposte in Italia del pittore Louis Finson, quali il Martirio di San Sebastiano. Noto per essere l’autore delle copie della Maddalena in estasi, come testimoniano i due dipinti in mostra, Finson fu tra i primi amici seguaci e copisti di Caravaggio a Napoli. Sono ora infatti più chiari i primi passi napoletani compiuti da Caravaggio nella sua bottega e in quella del fiammingo Abraham Vinck, che le fonti ricordano “amicissimo del Caravaggio”.

I due lo accolsero appena giunto in città, quando si trovava senza una bottega a cui appoggiarsi, fornendogli probabilmente anche gli strumenti con cui lavorare. Gli artisti fiamminghi possedevano opere del pittore che portarono ad Amsterdam, esportando così il linguaggio del Merisi nel cuore dell’Europa.

Accanto al Martirio di San Sebastiano di Finson, le tele di Battistello (Crocifissione), Stanzione (Martirio di Sant’Agata) e Hendrik De Somer (San Sebastiano) della collezione del Museo di Capodimonte, che indubbiamente ebbero come modello comune La Crocifissione di sant’Andrea di Caravaggio oggi a Cleveland.

La mostra costituisce inoltre l’occasione per ripercorrere l’attività dei più dotati caravaggeschi attivi a Napoli, quali Filippo Vitale, di cui in questi ultimi anni è stata ricostruita la fase giovanile, rappresentato in mostra dal San Sebastiano, uno dei capolavori del maestro di questi anni, e Tanzio da Varallo, che a Napoli trascorse un intero decennio in contemporanea a Caravaggio. Di questo dotatissimo artista sarà esposto un capolavoro in anteprima mondiale: il San Giovanni Battista di collezione privata, ispirato al San Giovanni Battista di collezione Borghese di Caravaggio a cui verrà affiancato.

Chiude il percorso espositivo, l’ultimo dipinto realizzato dal Merisi in città, il Martirio di Sant’Orsola, oggi a Napoli presso le Gallerie d’Italia a Palazzo Zevallos, affiancata ad una interpretazione di Giovanni Bernardino Azzolino,autore di numerose repliche della tela caravaggesca di cui si espone a Capodimonte una delle più naturalistiche dalla Pinacoteca Nazionale di Siena. Alle tarde soluzioni della Sant’Orsola rimandano inoltre il Battesimo di Cristo di Caracciolo (Monumento Nazionale dei Girolamini, Napoli) e il Martirio di San Sebastiano di Filippo Vitale, di collezione privata, autore di cui in questi ultimi anni è stata ricostruita la fase giovanile.

Poco prima della Sant’Orsola Caravaggio aveva dipinto tre tele per la cappella Fenaroli in Sant’Anna dei Lombardi, oggi perdute. Una rara testimonianza visiva di una di esse è probabilmente il San Francesco di Carlo Sellitto, pittore di origine lucana e giunto a Napoli nel primo decennio del Seicento, dove inizia a modellare in modo rapido e deciso il proprio linguaggio sulle novità introdotte da Caravaggio.

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